Forme di tecnologia particolarmente avanzata sono oggi alla portata di tutti, tanto che è possibile vedere immagini dinamiche con nitidezza senza precedenti, con dispositivi come Jvc, controllare le luci di casa con il proprio smartphone e farsi aiutare da assistenti virtuali nella risoluzione di piccoli problemi. L’intelligenza artificiale però è molto di più, la sua forma più all’avanguardia, la cosiddetta “Strong AI”, va ben oltre il normale problem solving e permette al dispositivo di sviluppare una capacità cognitiva propria in maniera quasi autonoma.

L’AI potrebbe sembrare ultramoderna e all’avanguardia, ma le sue origini risalgono addirittura al secolo scorso. Il primo neurone artificiale venne proposto al mondo scientifico al termine della Seconda Guerra Mondiale da McCulloch e Pitts, neurofisiologi statunitensi. Si tratta di una disciplina strettamente connessa all’ambito informatico che permette alla macchine di mostrare caratteristiche normalmente associate solo all’intelligenza umana. I robot sono quindi in grado, grazie all’intelligenza artificiale, di pensare ed agire in maniera razionale.

come funziona l’intelligenza artificiale

Il meccanismo cognitivo alla base dell’intelligenza artificiale si sviluppa, per spiegarlo in maniera semplificata, sulla base di 4 meccanismi basilari:

  • Comprendere: il dispositivo dotato di intelligenza artificiale è in grado di riconoscere testi, immagini, suoni e comprenderne il significato proprio come accade nel cervello degli esseri umani.
  • Ragionare: gli algoritmi permettono all’AI di connettere fra loro le diverse informazioni elaborate.
  • Apprendere: attraverso il meccanismo di apprendimento le macchine divengono in grado di elaborare delle risposte grazie agli input introdotti.
  • Interagire: si tratta in questo caso della capacità di entrare in contatto in maniera empatica con l’essere umano, le ultime tecnologie sono sempre più orientate all’utilizzo del linguaggio naturale che rende la comunicazione più simile a quella tra persone reali.

Applicazioni intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale trova oggi applicazione in diversi ambiti dal marketing all’health care, home care, e i colossi della tecnologia come Google, Facebook e Microsoft stanno investendo sempre più in start up innovative, supportando i progetti in cui l’AI ricopre il ruolo di protagonista, a testimonianza del fatto che nel nostro futuro essa avrà un posto in prima fila.

il futuro dell’intelligenza artificiale?

L’intelligenza artificiale ha un enorme potenziale, come è testimoniato dal giro d’affari di più di 46 miliardi di dollari che la vedrà coinvolta entro il 2020. Si tratta però di un tema che solleva molte questioni di tipo legislativo,etico o tecnologico, alcune più complesse di altre. Ad esempio, secondo Alessandro Marin, manager di Accenture Technology Lead, l’intelligenza artificiale non è da considerarsi una minaccia, quanto piuttosto un’opportunità per l’uomo di dedicarsi a nuove attività di maggior valore come creare ed ideare, lasciando svolgere le più semplici e meccaniche alla macchina.

L’intelligenza artificiale attualmente viene impiegata in numerose aziende, ad esempio per una prima selezione dei cv dei futuri dipendenti, in medicina per prevedere attacchi cardiaci, in ambito di indagini di polizia per il riconoscimento dei volti, in cucina e in molti altri settori produttivi. quello che in passato si leggeva solo fra le pagine dei romanzi di fantascienza oggi è diventato realtà. Ciò che emerge con chiarezza sempre maggiore è che i robot saranno in grado di sostituire l’uomo nello svolgimento di numerose mansioni, i lavori a rischio sono tra i 400 e gli 800 milioni.

Un dato allarmante, qualora nonne fossimo consapevoli,è che le macchine stesse creeranno nuove opportunità e nuovi posti di lavoro. Al tempo stesso, alcuni compiti rimarranno esclusivamente umani, in quanto i robot non potranno mai (almeno allo stato di avanzamento dei lavori attuale) creare le relazioni complesse necessarie al loro svolgimento. A titolo esemplificativo è opportuno citare che, nel caso del rapporto medico-paziente o delle complesse relazioni che si stabiliscono per la conclusione di un affare, l’intelligenza artificiale non potrà mai raggiungere il livello e la complessità delle emozioni umane.

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